Di solito raccontiamo un prodotto partendo da chi lo userà. È una sequenza comprensibile: individuiamo un bisogno, definiamo una funzione e cerchiamo la forma capace di darle corpo. Ma alcuni progetti cominciano altrove. Le cuffie ES-K900, sviluppate per Elesound, nacquero da una domanda sul comportamento di un materiale: era possibile usare la schiuma EVA per realizzare cuffie regolabili?

Il mercato dei bambini non era ancora il punto di partenza. Prima bisognava capire se quella materia morbida e leggera potesse partecipare alla struttura del prodotto, invece di essere soltanto una superficie piacevole da toccare. La direzione sarebbe emersa dal lavoro sul materiale.

Il materiale contiene già delle decisioni

Quando scegliamo un materiale dopo aver definito la forma, tendiamo a trattarlo come una risposta: questo componente sarà in plastica, quello in metallo, questa zona avrà una finitura morbida. È un passaggio necessario, ma rischia di ridurre la materia a un elenco di proprietà da applicare a un oggetto già deciso.

Partire dal materiale cambia il tipo di domanda. Non chiediamo soltanto quale sostanza possa realizzare una geometria. Ci domandiamo quali geometrie e quali gesti siano resi possibili dal suo comportamento. La flessibilità può diventare un movimento; la cedevolezza può contribuire al comfort; una superficie continua può suggerire un modo diverso di costruire l’identità del prodotto.

L’EVA delle ES-K900 offriva leggerezza, morbidezza e un contatto piacevole. Allo stesso tempo, non si prestava a essere trattata come una plastica rigida sulla quale trasferire senza modifiche meccanismi convenzionali. Il problema interessante stava proprio in questa distanza: sfruttare le qualità del materiale senza costringerlo a imitare qualcosa che non era.

Confronto tra cuffie in EVA monoblocco e cuffie regolabili ES-K900 sviluppate per Elesound
Dal modello monoblocco alla possibilità di regolazione: nelle ES-K900 il comportamento dell’EVA diventa parte della soluzione strutturale. Immagine SECCI Concept Design.

Regolare una cuffia senza partire dal meccanismo abituale

Una cuffia regolabile porta subito alla mente un archetto telescopico, guide e parti rigide che scorrono una dentro l’altra. È una soluzione familiare, quindi anche una scorciatoia mentale. Se la prendiamo come unica strada possibile, il materiale viene giudicato in base alla sua capacità di ospitarla.

Nel progetto ES-K900 il lavoro si concentrò invece sulla geometria dell’EVA, sulla flessibilità controllata e sulla continuità delle superfici. La possibilità di adattamento doveva nascere dal comportamento della struttura, riducendo il ricorso a cerniere e giunti rigidi. La forma era quindi inseparabile dal modo in cui il materiale si deformava.

È qui che la conoscenza tecnica diventa creativa. Sapere che una materia presenta un limite non conclude il ragionamento: può aprire una direzione. Ma serve evitare l’entusiasmo facile. Una deformazione interessante non è ancora una soluzione utilizzabile; deve diventare un comportamento controllabile all’interno di un prodotto.

Il target arrivò dopo

Solo dopo aver sviluppato il comportamento strutturale, il progetto trovò una direzione nel mercato dei bambini. Leggerezza, superfici morbide e comfort rendevano quella soluzione coerente con questo contesto. La scelta industriale arrivò a valle di una possibilità tecnica, anziché determinarla fin dall’inizio.

Questo passaggio merita attenzione perché cambia il modo di leggere il risultato. Guardando le cuffie finite, è facile immaginare che tutto sia nato dal desiderio di disegnare un prodotto per bambini. La storia documentata del progetto mostra un percorso diverso: prima la domanda sull’EVA, poi una soluzione strutturale, infine la scelta del mercato.

Non significa che l’utente possa essere ignorato. Significa che esistono percorsi nei quali la ricerca apre una possibilità e il lavoro successivo consiste nel capire per chi quella possibilità abbia valore. Anche in quel caso, la destinazione deve essere scelta e verificata; non basta che il materiale sia interessante.

Una finitura non può sostituire un ragionamento

Il caso ES-K900 suggerisce una distinzione utile anche per altri settori. Un materiale può contribuire all’immagine di un prodotto oppure partecipare alla sua logica. Nel secondo caso, sostituirlo comporta molto più che cambiare un campione colore: può richiedere di ripensare struttura, contatto, movimento e costruzione.

È una domanda che vale la pena fare durante una revisione: se cambiassimo materiale, il progetto resterebbe sostanzialmente lo stesso? Una risposta affermativa non è necessariamente un difetto. Ci aiuta però a capire quanto il materiale sia davvero parte dell’idea e quanto sia stato scelto per vestirla.

Per queste cuffie l’EVA contribuiva insieme alla funzione, alla sensazione tattile e al linguaggio visivo. La morbidezza non era soltanto un messaggio da comunicare. Era una condizione con cui costruire la soluzione. L’identità nasceva dalla relazione tra materia e geometria.

Lasciare che la materia proponga qualcosa

Nel lavoro di progetto abbiamo bisogno di brief chiari, obiettivi e criteri di scelta. Ma serve anche uno spazio in cui osservare ciò che una tecnologia o un materiale rendono possibile prima di assegnare loro una destinazione troppo precisa. Se ogni esplorazione deve già assomigliare al prodotto atteso, rischiamo di riconoscere soltanto le soluzioni che conosciamo.

Partire dalla materia richiede disciplina: distinguere una proprietà promettente da un vantaggio concreto, e una curiosità formale da una direzione sostenibile per il prodotto. Il valore non sta nell’invertire il processo per principio. Sta nel riconoscere quando un diverso punto di partenza può produrre una domanda migliore.

Le ES-K900 raccontano proprio questo. Prima di decidere quale aspetto dovessero avere e a chi rivolgerle, bisognava capire che cosa l’EVA potesse fare. La forma è arrivata ascoltando quella risposta.

Fonti e sviluppo editoriale
Rielaborazione originale del caso ES-K900 — When Material Comes First, SECCI Concept Design, 1 dicembre 2025. Il percorso e le caratteristiche del progetto derivano dalla fonte; le osservazioni sul metodo sono lo sviluppo editoriale per REAL DESIGN. Immagine tratta dallo stesso caso, consultato il 1 ottobre 2026.